giovedì 18 agosto 2016

BURQA, BURKINI ED EQUIVOCI DI STATO Lettera aperta al Ministro dell’Interno





 Non si tratta di culto religioso
di Iole Natoli
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Egregio Ministro Alfano,
sono lieta di ricevere anch’io tramite stampa una serie di rassicurazioni da Lei sulla situazione italiana, tali da consentire la speranza che il nostro Paese possa realmente far meglio di quanto ha mostrato fin qui di saper fare la Francia in termini di controlli preventivi, per fronteggiare le attività terroristiche.
E tuttavia l’obiettività nei confronti delle pecche francesi non m’impedisce di sollevare dei dubbi su talune delle sue osservazioni.
Lei avrebbe detto, a quanto riportano i media, che la posizione assunta dalla Francia in rapporto al divieto di burkini in spiaggia rappresenterebbe una “provocazione”.
Mi permetto di farle notare che, SE provocazione va ravvisata, essa sarebbe casomai di segno opposto a quella da Lei individuata. Non si può pretendere di passeggiare con uniformi da shari’a sulle spiagge di Francia (come di altri Paesi), dopo gli attentati che hanno sconvolto più di una nazione e hanno reso insicura la pacifica fruizione di luoghi in cui la gente va per esporre liberamente il corpo alla luce, per piacere e per notissime ragioni di salute. Averlo fatto implica una totale mancanza di discernimento e di rispetto della sensibilità di un popolo fatto oggetto di azioni omicide.
Ma parliamo del burkini in sé, se non le dispiace. Lei qualifica l’uso del burkini come rientrante nella libertà di culto religioso.
Siamo seri: esistono paesi di religione musulmana dove questa smania di copertura totale non costituisce la regola e dunque attribuire tale indegna usanza alla religione in sé rappresenta un atto arbitrario.
Sul sito di Repubblica.it è apparso un articolo dal titolo “Iran, donne e sport: dai calzoncini al velo, 50 anni di passi indietro” (link). Una foto della squadra di basket femminile del 1970 ci mostra atlete iraniane non in burqa, burkini o hijab ma tranquillamente in maglietta e calzoncini. Anche nella vita quotidiana l’abbigliamento delle donne non assomigliava minimamente allora a quello che vediamo in giro oggi per le nostre città o con cui le atlete possono presentarsi alle Olimpiadi. Erano donne di religione musulmana ma libere, mentre le iraniane di oggi hanno dovuto dimenticare cosa fosse quella loro libertà e provare a identificarsi nella shari’a.
Il vero significato del burkini è contenuto in maniera esemplare nelle dichiarazioni di Manuel Valls, per il quale quell’indumento non è un costume da bagno ma "l'espressione di un'ideologia basata sull'asservimento della donna" e sul principio che per natura le donne sarebbero impudiche e impure" (link) e, conseguentemente, da nascondere.
È questo il punto, caro Ministro Alfano. Il burkini obbligatorio non attenterà alla sicurezza in quanto almeno il volto è individuabile - e sotto questo aspetto potremmo anche non censurarlo particolarmente - ma rappresenta una dichiarazione ideologica gravemente offensiva nei confronti di TUTTE le donne, anche di quelle che hanno finito con l’adattarsi all’idea, giungendo addirittura a difenderla.
Troverei buffa, se non fosse espressione d’ignoranza, l’affermazione secondo la quale adire i tribunali più alti porterebbe a legittimare la pretesa di imbustare le donne in sacchi neri più o meno totali. Chi lo sostiene sconosce la nostra Costituzione, che prevede sì la libertà di culto - e il culto in sé nessuno lo sta mettendo in discussione - ma ESCLUDE LA DISCRIMINAZIONE tra i sessi, cosa che invece è macroscopicamente evidente in questo caso, dato che a una mimetizzazione forzata del corpo femminile non ne corrisponde una altrettanto balorda di quello maschile. Vogliono giungere alla Corte di Strasburgo? Che facciano. Troveranno anche lì uno STOP ben preciso nell’art. 14 della Convenzione.
Ora, se alcuni e alcune musulmane sconoscono il diritto italiano ed europeo, egregio Ministro, ciò costituisce un loro difetto e non può tramutarsi in un motivo valido per infangare quei principi cui tali ordinamenti si ispirano, cancellandone nella pratica quotidiana i postulati. Non possono farlo gli extraeuropei e, meno che mai, dovrebbero farlo i rappresentati di un Governo come il nostro.
Forse Lei non ci aveva riflettuto abbastanza. Lo faccia e capirà anche il perché io, insieme a donne e uomini altrettanto attenti di me, si troveranno a dover appoggiare una proposta di legge di cui già si parla, che vuol vietare il burqa integrale e quello che lascia scoperti solo gli occhi.
Alcune e alcuni di coloro che la appoggeranno lo faranno con non poco rammarico per il fatto che di tale problema si sta facendo carico la destra e solo essa, in totale colpevole assenza delle forze di sinistra e di centro.
La appoggeranno, se non avrà un’impostazione debordante e capziosa, perché quando si intaccano i principi fondamentali non si può badare al colore e alla collocazione dei partiti ma SOLO al contenuto rigoroso del pensiero che quella particolare proposta ha generato. Se ci sarà il rigore, allora il nostro sostegno aperto ci sarà.

Nota
Utile leggere anche “A RIGOR DI LOGICA” su un altro mio blog (
link), “POLIGAMIA / Sulla richiesta del signor Piccardo alcuni chiarimenti necessari” (link) presente in questo, l’articolo dello scrittore Tahar Ben Jelloun, che riporta quel che sta accadendo in altri luoghi, tra cui il Marocco (link), e quello di Giuliana Sgrena sulla lotta sia al fondamentalismo sia all’islamofobia (link).

19.08.2016
© Iole Natoli

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